Lo Studio pubblica una nuova circolare operativa dedicata al tema del sovvenzionamento incrociato nel controllo dei costi, con un taglio pratico orientato alle aziende manifatturiere e ai sistemi di controllo di gestione. Nel contesto industriale, il sovvenzionamento incrociato si verifica quando un prodotto, una linea, un cliente o un canale assorbe costi non coerenti con il reale consumo di risorse, finendo per “sovvenzionare” altre aree apparentemente più redditizie. Il fenomeno è particolarmente frequente nei contesti produttivi caratterizzati da mix complessi, piccoli lotti, personalizzazioni, frequenti set-up, rilavorazioni, attività tecniche e controlli qualità non correttamente misurati. La circolare propone un inquadramento operativo del tema, partendo dalle configurazioni di costo e dai limiti dei modelli tradizionali di imputazione, fino ad arrivare agli strumenti utili per leggere correttamente marginalità, pricing e redditività effettiva di prodotti, clienti e commesse. La circolare approfondisce, tra l’altro: – la nozione di sovvenzionamento incrociato e le sue cause tipiche; – la distinzione tra costi diretti, indiretti, fissi, variabili, speciali e comuni; – le diverse configurazioni di costo: costo primo, costo variabile, costo pieno industriale, costo operativo e costo azienda; – i limiti del full costing quando i driver non rappresentano correttamente la complessità; – il ruolo della capacità produttiva normale e il rischio di assorbire costi fissi in modo distorsivo; – il confronto tra driver unici, centri di costo e logiche Activity Based Costing; l’impatto del sovvenzionamento incrociato su prezzi, margini, mix produttivo e decisioni commerciali; – i principali indicatori di rischio nei sistemi di costing aziendali; – una checklist professionale per individuare le distorsioni più frequenti; un esempio pratico semplificato su prodotto standard e prodotto speciale. Particolare attenzione è dedicata al fatto che, nella pratica professionale, il controllo dei costi non può limitarsi alla semplice ripartizione contabile dei costi indiretti. Una lettura solo formale del margine può condurre a decisioni errate: difendere prodotti poco redditizi, penalizzare quelli realmente profittevoli, accettare commesse sottocosto o costruire listini non coerenti con il reale assorbimento di risorse. Il tema assume rilievo non solo per il controllo di gestione, ma anche per la qualità degli assetti amministrativi e contabili: un sistema di costing attendibile consente di migliorare pricing, budget, analisi degli scostamenti, valutazione delle performance e tempestiva individuazione delle aree di inefficienza.